Dai blog ai social – introduzione

mimesis piccola

Dai Blog ai Social. Arti della connessione nel virtuale, Mimesis 2009

I dettagli sulla pubblicazione sono su Ibridamenti

Introduzione di Maria Maddalena Mapelli
L’attraversamento degli specchi

Lo sguardo decolonizzato
L’attraversamento degli specchi è il titolo di un significativo paragrafo in cui l’antropologo francese Jean-Loup Amselle sintetizza, nella parte conclusiva del saggio Connessioni, la sua prospettiva metodologica: se non vogliamo continuare a fallire nel nostro tentativo di comprendere i processi di globalizzazione, se vogliamo davvero essere in grado di leggere anche i “fallimenti della globalizzazione” e restituire spessore alle evidenti manifestazioni di emersione delle differenti identità culturali, se vogliamo comprendere che cosa sia effettivamente “la messa in relazione generalizzata degli abitanti del nostro pianeta – o almeno di un’élite privilegiata – attraverso Internet”, dobbiamo arrivare a “privilegiare le relazioni sugli elementi, le connessioni sui poli” in modo tale che “la razionalità diventi uno spazio condiviso di interlocuzione che appartiene a tutti e a nessuno e non l’estensione a tutta l’ecumene di una procedura logica emanante da un solo centro.”
Di qui la proposta di approdare ad un:

“agnosticismo culturale assoluto, ossia alla volontà di disconnettere qualsiasi forma di pensiero da una qualunque origine.”

Solo la fuoriuscita dal mito dell’origine, permette al pensiero di uscire dal “campo chiuso” in cui l’aveva relegato un certo tipo di approccio antropologico, e di aprirsi ad una comprensione dell’uomo che lo legga, in qualsiasi epoca, e in qualsiasi spazio, come “parte di un tutto”, come nodo all’interno di una fitta rete di relazioni, come non necessariamente appartenente ad una identità culturale supposta come pura, come originaria, come non-connessa.
La sfida di Amselle è quella di un pensiero della connessione che tolga la possibilità di leggere una cultura come semplice specchio di un’altra:

“Decolonizzare il pensiero non consiste nel dare ragione al colonizzato di oggi contro il colonizzatore di ieri; vuol dire instaurare un dialogo o più esattamente concepire il pensiero come intrinsecamente dialogico, ossia interconnesso”

Il punto di partenza della ricerca i cui esiti vengono presentati in questo volume collettivo risponde esattamente a questa necessità metodologica: la necessità di decolonizzare il proprio pensiero per cercare di restituire innanzitutto le valenze connettive e dialogiche del pensare, prima ancora di definire – senza nessuna pretesa di esaustività – i tratti qualitativamente specifici di singoli nodi, intesi comunque come nodi di un tutto.
L’agnosticismo culturale assoluto, il dispiegarsi della razionalità come spazio condiviso che appartiene a tutti e a nessuno, la rinuncia definitiva a leggere il tutto come mera somma di parti, la necessità di utilizzare gli strumenti approntati da saperi e pratiche differenti per leggere le connessioni, si sono rivelati presupposti ancor più indispensabili per un’indagine sui mondi “virtuali”.
Si è trattato infatti di indagare la specificità delle arti di connessione, degli stili di connessione, del prodursi e generarsi delle connessioni, all’interno di ambienti tecnologicamente avanzati, all’interno cioè di quegli ambienti, come la blogosfera e i social network, che sono oggi indicati come luoghi e veicoli dei processi di globalizzazione.
Ripetiamolo: il campo osservato non può in alcun modo essere un campo chiuso. Apertura è il primo dei quattro concetti cardine della nuova arte/scienza della wikinomics , destinata a innovare il business e l’economia, delineata da Tapscott e Williams .
Al di là degli aspetti celebrativi e fin troppo ottimistici delineati in Wikinomics 2.0, è importante ribadire il primato dell’apertura, dell’orizzontalità e della non-gerarchia nei processi osservabili in rete. Ogni segno che osserviamo va messo in relazione ad altri segni, tanto che non è possibile in alcun modo fissare un punto di origine, né delineare una fine. Proporre un’indagine di tipo qualitativo sulla blogosfera e sui social network significa restituire fotografie parziali, seppur ricche di significati, che indicano aperture di senso ma che non possono avere la pretesa di dire tutto. Solo attraverso il lavoro sul campo si tocca con mano la complessità del campo aperto: ciò che si osserva cambia incessantemente e la trama delle connessioni aumenta mano a mano che alcune relazioni significative vengono in qualche modo fermate, seppur provvisoriamente, all’interno di una narrazione.
In questo senso il lavoro di ricerca condotto sul virtuale dalla Community di Ibridamenti è stata una sfida appassionante: è stato il tentativo, a nostro avviso riuscito, di attraversare lo specchio, di restituire un’immagine del web del tutto parziale ma in cui ogni nodo è stato letto come parte di un tutto; un’immagine non appiattita sul falso presupposto di una dicotomia speculare tra reale e virtuale, tra mondo esterno e mondo interno, tra intelligenza individuale e intelligere collettivo. L’attraversamento degli specchi ha così consentito di restituire spessore e specificità ai nodi della rete osservati, di sgranarne la filigrana creativa, di disegnarne le differenze specifiche.
Uno sguardo decolonizzato ci ha permesso di restituire la forza connettiva e creativa dell’essere in rete.

Il campo osservato: il web è una rete di persone
Domanda preliminare: che cosa stiamo osservando quando osserviamo il web, così come si presenta a chi osserva un blog nella blogosfera o un account su Facebook o un avatar su Second Life?

Condividiamo le riflessioni di Tim Berners-Lee che descrive il web così come lo vede a fine 2008 .  Il  “web è una rete di persone, è l’umanità”. Il web è “semplicemente una piattaforma della creatività”, è un ambiente decentralizzato in cui non c’è un controllo gerarchico, non è uniforme, è una “struttura scala free”, è un “grande organismo tutto da studiare” mettendo assieme più scienze differenti:

“il web è estremamente importante, è un mezzo di comunicazione, e non è più a mio avviso un network di pagine ma una rete di persone, è l’umanità. Qual è il senso di un link? Sono le persone a dargli un senso, una ragione di esistere. Quando qualcuno segue un link lo fa per un motivo. E’ la psicologia che ci fa seguire un link, dobbiamo capire questo. Se dobbiamo comprendere il web dobbiamo prendere tutte le varie discipline e metterle insieme.Tutto questo, oggi, non lo stiamo ancora facendo, ma è una cosa che accadrà nel prossimo futuro.”

Il web quindi è “una rete di persone, il web è l’umanità”.
Gli esiti del lavoro di ricerca condotto nell’ambito del progetto Ibridamenti testimoniano l’assoluta specificità e non-omologazione degli stili di connessione osservati: i nove blog oggetto dell’indagine e l’account Facebook dello scrittore Aldo Nove, se analizzati a partire da uno sguardo decolonizzato, offrono dieci stili di connessione profondamente differenti, pur utilizzando ambienti della rete simili e contigui. Se si affinano gli strumenti di osservazione, è possibile quindi restituire la specificità dei singoli nodi della rete intendendoli comunque come parti di un tutto. Il tutto è la rete stessa che, per il fatto stesso di esistere, consente e facilita i processi di globalizzazione, ma che al tempo stesso e in virtù della sua forza omologante, genera anche la possibilità di marcare la propria differente identità, il proprio differente stile di connessione.
In questo volume si raccolgono perciò gli esisti di osservazioni sistematiche che hanno messo in luce, grazie all’affinamento degli strumenti di osservazione, la specificità dei singoli nodi osservati, le risposte creative, uniche e irriducibili a standardizzazioni, che ogni singolo nodo ha generato all’interno della rete.
In alcuni casi si è ritenuto importante passare all’off-line, incontrare cioè personalmente l’autore del blog per approfondirne l’analisi.

Emblematico è il caso del blog Colfavoredellenebbie: si è partiti da un’analisi dello stile e dei registri espressivi – microstorie raccontate con lirismo e al tempo stesso con fedeltà ai dettagli realistici – per individuare i modi attraverso cui un certo stile narrativo diventa fattore di aggregazione, fattore capace di creare community dentro e fuori la rete. Questa verifica si è sviluppata soprattutto attraverso un’analisi in parallelo dei testi (i post proposti dalla blogger) e dei commenti (le osservazioni dei commentatori, le risposte della blogger, le interazioni tra i commentatori e tra la blogger e i commentatori). L’indagine ha portato gli osservatori a ad una considerazione di rilievo: lo stile delle interazioni sviluppatosi all’interno del blog, soprattutto nello spazio dei commenti, ha spinto i protagonisti del dialogo on-line ad incontrarsi anche fuori dalla rete. Questo ha motivato quindi la scelta di un contatto personale diretto con la blogger Zena Roncada. Si è così prodotta una continua e fertile ibridazione tra comunità virtuale e la comunità reale: il tutto a partire da un modo di porsi della blogger caratterizzato da accoglienza, empatia e grande disponibilità all’ascolto.
Caratteristiche queste ampiamente confermate nei numerosi incontri che si sono verificati, al di fuori della rete, tra Zena e i suoi osservatori e commentatori. L’esito finale di questo processo, in linea anche con le più recenti acquisizioni sia della psicoterapia che dell’antropologia, è il fatto che sono stati oltrepassati i confini che tradizionalmente separano, anche nell’ambito delle scienze dell’uomo, i soggetti osservatori dalla realtà osservata. L’effetto comunitario, on-line e off-line, crea per osservatori e osservati uno spazio condiviso di incontri, di empatie, di scambi, di costruzione identitaria.

Ma anche laddove l’incontro con la persona off-line non c’è stato, gli osservatori sono riusciti a restituire la specificità dello stile di connessione on-line dispiegato e a ricostruirne così la peculiarità.
Un affondo qualitativo ha restituito in modo dettagliato i tratti di Catepol 3.0, della dimensione plurale con cui la blogger Caterina Policaro – “una, nessuna, centomila” – articola la sua presenza in rete, della ricchezza di registri discorsivi rintracciabili e del suo specifico talento connettivo che la rende un fronte avanzato (e instancabile) nella sperimentazione delle pratiche connettive in rete sia attraverso il blog che attraverso l’uso dei social network.

Così il “blog come scaffale aperto” è apparsa la cifra di non semplice lettura che caratterizza lo stile connettivo plurale, ambiguo e giocoso di Daniele Devoti seguito dagli osservatori sia nel suo blog Pro-fumo che nel suo account Twitter. In questo caso gli osservatori hanno scelto di affiancare alle interazioni on-line, anche un fitto scambio discorsivo via mail con il blogger per verificare, attraverso la comparazione tra la narrazione di sé osservata nel blog e la narrazione di sé osservata all’interno del dialogo meno pubblico avvenuto via posta elettronica, la congruità degli esiti delle osservazioni avvenute sul campo. Questo spostamento ha consentito di affinare la linea interpretativa e ha restituito un’immagine più ricca di sfumature vista l’esplicita caratterizzazione in ordine alla propria promozione identitaria della presenza in rete del blogger citato.

Nel caso di PoesiaOggi, solo un’attenta lettura di tutti gli elementi del blog stesso, resi significativi a partire da un’attenta messa in relazione degli stessi, ha permesso di rintracciare la cifra jazzistica dello stile di Marco Saya, i cui testi in versi e in prosa sono stati tra l’altro oggetto di attraversamenti empatici da parte degli osservatori che sono così riusciti a mettere assieme forma e contenuto, registro espressivo e anima autoriale.

La diversa filigrana degli stili interattivi è emersa anche a partire dall’indagine del gruppo di osservatori che hanno seguito un approccio metodologico logico-riflessivo: tre differenti metafore – il club, l’invito a cena, il party – hanno restituito i tre diversi stili dei blog [Ricreazione], Una vignetta e Zulawskiego5. Di particolare interesse, tra la documentazione raccolta, l’intervento della blogger Matisse – blog [Ricreazione] – che focalizza con estrema lucidità il punto di vista dell’ osservato nell’incontro con l’osservatore:

“Ciò che secondo me gli osservatori non hanno capito è la poesia che sottende ogni immagine. Quello che manca alle loro osservazioni è la percezione della delicatezza. Occupati con numeri e statistiche, con analisi e controlli e riscontri dei controlli, hanno accantonato la magia. Non si sono fatti incantare. Ciò che li ha sorpresi, intenti al lavoro, è la mole innumerevole di compiti, di tabelle da compilare, di mappe prive di tesoro”.

E di seguito la risposta matura – Lettera aperta a l’incantamento di Lemma e Label – di un osservatore che ha raccolto la sfida e che, partecipe, si è fatto incantare.

Così come è a partire da un approccio empatico, oltre che attento alla lettura dei segni incontrati, che si sviluppa la complessa osservazione del blog di Lefty333boy nel suo intrecciarsi con il blog di orsarossa (“può essere visto come il luogo di una ricerca identitaria messa a disposizione, offerta, giocata, scambiata, esposta nelle sue viscere, nelle pieghe più recondite”) il cui stile si definisce via via come quello di una community creativa la cui cifra è quella dello scambio, del dono, della condivisione, del farsi altro da sé.

Se il web è network di persone, abbiamo quindi voluto raccogliere, in un capitolo a parte, sotto forma di appunti che fissano lo stato dell’arte ad oggi, le riflessioni di alcuni frequentatori assidui del web e che della rete hanno fatto un uso creativo.

Conclude infine questa pubblicazione l’analisi dell’account Facebook dello scrittore Aldo Nove del quale si è cercato di mostrare lo spessore dello specifico stile di connessione: uno stile d’autore. Ci è sembrato di estremo interesse riuscire a cogliere la tensione, generativa di narrazioni condivise dai suoi amici, tra il paradigma esplicito, il database FB, e un piano narrativo del tutto originale, in parte intrecciato e in parte sovvertitore del dispositivo tecnologico. Uno stile creativo indubbiamente capace di andare oltre Facebook.

Alla ricerca di un approccio integrato
Ibridamenti è un blog collettivo ideato nell’ambito di un progetto di ricerca coordonato da Umberto Margiotta nell’ambito della Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Aperto il 3 ottobre 2007 sulla piattaforma Splinder, Ibridamenti conta ad ottobre 2008, 193 iscritti, 501 post pubblicati, oltre 215.000 contatti. Il blog è inteso come un Laboratorio Virtuale: il luogo di incontro tra ricercatori e blogger per fare ricerca assieme sulla blogosfera. L’idea, semplice, è quella di favorire l’ibridazione di saperi e pratiche e di produrre strumenti metodologici adeguati per osservare la blogosfera. Il tema assegnato è stato: L’ascesa dei blogger. Arti della connessione nel virtuale. L’intero percorso di ricerca affianca la riflessione sui saperi alle pratiche: si tratta quindi di una ricerca sul campo costruita attorno alla dimensione dell’osservazione partecipe; dell’osservazione, cioè, non fredda, non oggettivante, non reificante, che si fa e che si costruisce parallelamente all’inclusione del ricercatore nel campo osservato: alla sua inclusione, in termini anzitutto umani e relazionali, entro la sfera dei contatti e degli scambi che caratterizzano la vita dei soggetti osservati.
Si è cercato inoltre di produrre un’integrazione tra approcci metodologici provenienti da ambiti disciplinari differenti e in particolare tra psicologia, antropologia e semiologia in modo da fornire agli osservatori un punto di partenza comune .
Le questioni di carattere metodologico e la prima fase della riflessione relativa alle arti della connessione nel virtuale sono già state oggetto del primo libro di Ibridamenti: Nuovi modelli di ricerca universitaria. Pratiche collaborative in rete (Mimesis 2008). Questa seconda pubblicazione invece sintetizza gli esiti delle osservazioni prodotte e delle interpretazioni proposte dagli osservatori: si entra perciò nel merito dei singoli casi osservati.

Riferimenti presenti nel testo

[1] Amselle J. (2001) Connessioni. Antropologia dell’universalità delle culture, Torino, Bollati Boringhieri, pp. 190-191

[2] Ibidem, pp. 22-24. Amselle propone di andare oltre il concetto di globabilizzazioen espresso in Barber B.R., Jihad vs. McWorld, Ballantine, Westminster, MD 1996 (tr. it. Guerra santa contro McMondo, Pratiche, Milano 1998) che riproporrebbe sotto forma di guerre identitarie, i paradigmi della lotta di classe di matrice marxista. Secondo Amselle, lungi dall’assistere a processi di omogeneizzazione, “è spesso attraverso il consumo di prodotti importati o l’importazione di idee straniere che si manifesta più intensamente l’identità culturale o nazionale, cosicché l’aumento degli scambi di ogni sorta su scala mondiale, lungi dal provocare una omogeneizzazione totale delle diverse culture appare, al contrario, come una condizione della loro esistenza” (Ibidem, p. 22)

[3] Ibidem. p. 18

[4] Ibidem., p. 191

[5] Ivi

[6] Si veda sulla stessa linea teorica che nega validità all’esistenza di società chiuse, Assayag J., La culture comme fait social global? Antropologie et (post) modernité, in “L’Homme”, n. 148, 1998, pp. 201-224 e Piot C., Remotely Global, Village Modernity in West Africa, The University Chicago Press, Chicago 1999.

[7] Amselle, op. cit, p. 191

[8] Gli altri tre sono: il peering, la condivisione e l’azione globale.

[9] Tapscott D., Williams A., Wikinomics 2.0. How Mass Collaboration Changes Everything, Penguin (Usa), 2006; tr. it., Wikinomics 2.0. La collaborazione di massa che sta cambiando il mondo, Rizzoli, Milano (2006 e 2008)

[10] Le imprese avevano un atteggiamento chiuso nei confronti del networking, della condivisione e dell’incentivazione dell’organizzazione autonoma, soprattutto perché l’opinione comune afferma che le imprese competono tenendosi ben strette le risorse più ambite.

[11] Le considerazioni che seguono sono datate dicembre 2008

[12] Versione italiana dell’intervento di Tim Berners-Lee del 27 novembre 2008 from http://venicesessions.it/blog/2008/12/11/intervento-di-tim-berners-lee/#

[13] It’s a communications medium. It’s no longer, to my mind, a network of webpages. It’s a network of people. It’s humanity. What makes a link? A persone makes a link a reason. When somebody follows a link, they follow a link for a reason. It’s psycology that makes you follow the link. We need to understand this. We need to take all kinds of disciplines and put them together to understand the web. We’re not doing that yet, so that’s what’s going to be happening in the future.

[14] Ad ottobre 2008 la Community di Ibridamenti ha acquistato un proprio dominio ( http://www. ibridamenti.com ) e ha iniziato a generare contenuti su di un altro tema: L’università del futuro.

[15] Si rinvia all’appendice metodologica pubblicata a fine volume per i dettagli sull’approccio integrato psico-antropologico e semiologico.

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2 Risposte to “Dai blog ai social – introduzione”

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