Archive for marzo 2009

99 politici su 100 sono corrotti [“bravo! risposta esatta”]

31 marzo 2009

99 politici su 100 sono corrotti [“bravo! risposta esatta”]

Posted using ShareThis

Invito a Parma / workcamp il 20 e il 21 marzo

10 marzo 2009

Invito a Parma / workcamp il 20 e il 21 marzo

Posted using ShareThis

la recensione specchio /1

1 marzo 2009
l’occhio del treno di Franz Krauspenhaar

L’occhio del treno è una foto scattata da un treno in corsa, e vedo il volto di Franz riflesso sul finestrino.
E’ un autoritratto: l’autore della foto è Franz Krauspenhaar che impugna la sua Pentax Optio M40. Credo sia una foto recente.

Questa foto è la mia immagine del libro Era mio padre.

E’ un’immagine che mi piace condividere su Ibridamenti come proposta di recensione specchio. (*)

La mia immagine riflessa del libro di Franz, è dunque questa foto, una foto rubata all’autore, ed è un’immagine con tutta probabilità diversa da quella di un altro lettore: ognuno di noi riflette in modo differente.

Qual è il presupposto per costruire questo tipo di immagine?
Il testo scritto è dato come luogo della verità, è pensato come il riflesso vero di un autore/narratore, nel momento in cui crea quel testo, e come riflesso vero di un lettore/narratore nel momento in cui lo legge e, a suo modo, lo riscrive.

Era mio padre è, per me, questa foto.

Il treno in corsa + un viaggio di sola andata + la fotografia autoritratto.
Sono tre metafore, matrici vive e sofferenti, di un testo che per 280 pagine di scrittura, tanto faticosa quanto intensa, modula incessantemente il motivo dell’assenza/presenza. L’assenza del padre – morto quando l’autore/narratore aveva 29 anni – è l’assenza da presentificare, il viaggio in treno è quello da ripercorrere, ed è un viaggio di sola andata. L’assenza – il padre – è quella di una persona che è parte di me. Treno + viaggio + me stesso.

10 “Morì in Svizzera di colpo, alla stazione di Zug (che in tedesco vuol dire “treno”)”

19 “Sì questo libro è un salvataggio estremo. Un mio bisogno che spero attivi altri bisogni. Uno specchio in cui spero possano rispecchiarsi in tanti”

69 Stazione centrale di Milano “Mi sento di nuovo spaventosamente solo, in questa stazione centrale, crocevia di dolori sentimentali”

81 La foto austriaca: l’autore/narratore Franz racconta di averla scattata al padre: “Era il 1974. .. mi dà in consegna la sua macchina fotografica… e ci sono anch’io benché non mi si veda, perché la foto che ritrae lui è anche me”

129 “Sto scrivendo di mio padre ma io intervengo di continuo col personaggio di me stesso, a inchiostro spiegato [..] Questo libro è anche un diario di me stesso”

Come fa la scrittura a dire di una presenza in assenza di?

Attraverso un’estenuante modulazione di tutte le possibili forme della presentificazione: il seppellimento dei ricordi dolorosi diventa riaffiorare dei ricordi. E riaffiorano a ondate: l’immaginario li cerca nelle radici, nelle somiglianze con il nonno paterno – mai conosciuto peraltro – negli oggetti che restano – la scrivania – nell’ossessivo ricordo di momenti di intima vicinanza – che macchina è? – nei racconti, nei gesti, negli altri ancora vivi, nella foto, la foto austriaca, nei sogni.
E, ancora più faticoso, la scrittura rincorre la presenza del padre che non c’è più, nel “come me” e nel “diverso da me”, cioè nel presentificare un’assenza attraverso ciò che resta in me stesso. La lotta (p.45) lo accomuna al padre, mentre le donne, l’amore , il lavoro e i figli ne segnano i momenti di differenziazione. Tutto torna, nel testo, generato dalla stessa ripetitiva e dolorosa matrice: modulare l’assenza attraverso la presenza. Persino la scrittura stessa così “presente”, così “specchio”, ad un certo punto, scompare nel nulla: l’autore/narratore perde il libro (p.55) che sta scrivendo, il testo sparisce dal pc, lo deve chiedere agli amici cui lo aveva, in parte, fatto leggere. E ricomincia l’inseguimento. E’ una presenza assenza che rievoca gli altri lutti (il fratello, la separazione dalla donna amata) e che contesta, dal di dentro, lo stesso testo che si sta generando: di qui, conseguenti e fortemente intrecciate alla narrazione, le frequenti pause di meta-narrazione con una voce esterna che sfida il narratore, e al tempo stesso lo incoraggia a continuare il suo viaggio.

E’ un viaggio che torna, alla fine, al punto di partenza, a quel treno in corsa, all’ultimo viaggio di sola andata. E la scrittura, ancora una volta, risale sullo stesso treno:

279 “Posso salutarti adesso, lasciarti andare sul serio, l’ora è giunta”

L’epilogo provvisorio rinnova il paradosso: è il saluto ad una figura ora sì presentificata dal lavoro della scrittura. Ed è il saluto a chi non c’è più. Il dire ancora una volta l’assenza.

Era mio padre è un libro che ha cambiato il mio modo di leggere un testo letterario. Per la prima volta in modo molto netto, ho percepito quale può essere il valore “connettivo” di un testo scritto, e sto inziando a intuire quali legami rispecchiamenti profondi la scrittura possa attivare.
Grazie Franz !

Hanno scritto sullo stesso libro in rete:
Stefano Gallerani, Francesca Mazzucato, Paola Castagna, Mauro Baldrati, Giorgio Morale, Pasquale Vitagliano, Gianluca Mercadante, Francesco Marotta,

————————————————————————————————

(*) Cos’è una recensione specchio?

Pensate ad uno specchio piano. Immaginate di vedervi un’ unica immagine-riflessa. Solo che quell’unica immagine riflessa è stata costruita come luogo d’incontro tra l’autore/narratore e il lettore/narratore. Sembra difficile, ma è semplice: l’immagine riflessa di cui parliamo è un’immagine capace di rappresentare lo stesso testo scritto fruito contemporaneamente dall’autore e dal lettore. La difficoltà sta casomai nel come costruirla. Ma nel momento in cui la si trova, vi assicuro, è quella: non può che essere quella.

OpenStreetMap [from Luisanna Fiorini]

1 marzo 2009

la google generation (di luisanna fiorini)

1 marzo 2009

il peso dello zaino (prima media – Padova)

1 marzo 2009

oltre facebook, per un uso creativo dei social

1 marzo 2009