Archive for settembre 2008

dedicato a

4 settembre 2008

Un’idea realizzata da Kreig nella sua casa in Croazia che dedico a:

Hola Bonita (perché chi lo conosce, lo può riconoscere)
a dadevoti e dania in vista della loro prossima spedizione all’Ikea in cerca di lampade
e a chiccama che doveva appunto disegnarne una

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Firmino di Sam Savage

1 settembre 2008

Mi sono segnata due appunti – giusto due – mentre leggevo la storia di Firmino, il topo nato tra i libri, personificazione di tutti noi, appassionati e instancabili divoratori di letteratura, e sono due numeri: 71 e 161.
Ho letto Firmino in Croazia, ad agosto mentre arrostivo al sole, e ogni scena  si materializzava innanzi a me con nitore, come se la stessi vivendo, lì, tra il tavolo in legno e le pietre d’Istria del muro della terrazza .
A pagina 71, le immagini che scorrevano via rapide e nitide, si sono fermate. Come quando una pellicola si spezza e lo schermo torna bianco. E ho provato un’emozione strana, un sorriso intimo, profondo, capace di interrompere ogni visione.
E’ il punto in cui, nelle giornate di pioggia, accadeva che si iniziassero i discorsi sulla distruzione dell’intero quartiere, raso al suolo perché malsano e infestato dai topi ! ,  il che sarebbe significato anche la scomparsa della libreria. Della libreria di Firmino. Della sua casa. E Norman, il proprietario della libreria, in quei casi, si allontanava e iniziava a spolverare di qua e di là, mentre Firmino, no, Firmino si dedicava a scrivere. E prima si stendeva:

“Me ne stavo supino a letto, a lavorare alla mia poesia Ode alla notte. Iniziava così: Salve, tenebre.”

Un sorriso intimo dicevo, capace di sospendere l’aderenza alla pesantezza dei vissuti perché ti dischiude il luogo in cui a parlare è solo l’immaginario. Un topo che scrive poesie. Un titolo e un verso che messi lì, così, ti fanno sorridere. Evocano la leggerezza, l’uscire dalla dimensione del quotidiano, della realtà inevitabile, del peso dei dati di fatto. Non c’è nessuna immagine che si associa a quel titolo e a quel verso, inseriti in quel contesto, ma c’è la forza dell’immaginario che irrompe nella prosaicità della durezza della vita e ti fa volare altrove. E’ un appunto che ho fatto mio, al di là del testo di Savage.

A pagina 161, Firmino torna… supino:

“Durante il giorno, cominciai a trascorrere la maggior parte del tempo disteso supino con tutti e quattro i piedi in aria, a sognare e ricordare, oppure a suonare il pianoforte sognando e ricordando. Notavo che i miei sogni stavano cambiando. Stavano diventando dolci, nostalgici, con una sorta di chiarore crepuscolare, indistinto, lungo i margini; né vivevo più molte avventure emozionanti. Sentivo una terribile nostalgia del passato, persino dei momenti più brutti. Non dimentico mai niente di quel che accade  e quasi niente di quel che leggo. Così a quel punto avevo immagazzinato una quantità spaventosa di ricordi. Il mio cervello era come un gigantesco deposito […] e avevo cominciato a mescolare i ricordi con i sogni. […] La mia mente divenne un labirinto, ora accattivante ora spaventoso a seconda del mio stato d’animo. Non avevo più certezze, e la cosa più strana era che non mi importava”

Torno spesso su questa pagina perché la trovo sorprendente. Riesce a rendere l’idea di come il sentimento della nostalgia – così forte e potente – possa divenire un tutt’uno con gli abissi spalancati dai sogni e creare quindi una nuova dimensione emotiva intensa in cui la mescolanza del ricordo e del sogno, del reale e dell’immaginato, delle tracce mnestiche e oniriche, rompono ogni confine netto: non c’è più alcuna certezza. Eppure non c’è nemmeno disorientamento: Firmino è in un labirinto, ma non è preso da scoramento, anzi nulla più gli importa.

Tutto questo per dire che Firmino è una lettura che consiglio. Senza ombra di dubbio. Perché – al di là della metafora del topo di biblioteca e dei poteri della phantasìa – è capace di raccontare le sfumature di mondi emotivi complessi.

se ne è parlato in rete qui:

giulia mozzato su ibs
scrivoeleggo
qui
massimo ghelfi
wikipedia
qui
la scheda di einaudi
lankelot
baxart
my ownletti da rifare
wikio